Torna la calma nel "paradiso" di Panama
Si sta placando con lentezza a Panama l´ondata di scioperi e di manifestazioni nata in seguito all´approvazione della controversa Ley 30. La protesta, sorta nel settore bananero di Changuinola, si è sparsa velocemente per tutto il paese, culminando nello sciopero generale del 12 luglio. Il Paese si è fermato in ripudio ad una legge che viola i più elementari diritti, voluta e votata dall´oligarchia locale nel tentativo di mantenere il controllo sui settori più emancipati della società.
Mentre a Ciudad de Panamá e nelle principali città del paese la giornata di sciopero si è mantenuta pacifica, nella regione atlantica di Bocas del Toro –il paradiso caraibico panamense- si sono tirate le somme dei violenti scontri dei giorni passati. Il bilancio è grave: i morti sono almeno due, mentre si contano più di un centinaio di feriti, con pesanti accuse alla polizia per aver sparato ripetutamente ad altezza d´uomo. Testimoni affermano infatti che i feriti ricoverati negli ospedali della regione presentano ferite d´arma da fuoco soprattutto sopra il torace, con diversi manifestanti in pericolo di perdere la vista, colpiti da scariche di pallettoni al viso.
L´escalation di violenza si è placata solo nella serata dello sciopero del 12 luglio, quando il governo ha raggiunto un accordo temporaneo con le associazioni sindacali, che prevede un periodo di tre mesi in cui le parti si siederanno a un tavolo di negoziati per ridiscutere il pacchetto di riforme previsto dalla Ley 30.
Una legge questa che, votata a metà giugno e ratificata con i voti della maggioranza di destra, sorprende per i suoi anacronismi in fatto di diritti: tra i vari provvedimenti che include, limita il diritto di sciopero, elimina l´obbligatorietà alle imprese di pagare l´assicurazione ai lavoratori e costringe i sindacati ad accorparsi in un´unica centrale sindacale vietando la presenza di differenti sigle. Tutte misure draconiane, che sono state rifiutate immediatamente da sindacati e lavoratori, scesi in piazza a rivendicare la restituzione dei diritti violati. La protesta era iniziata già a fine giugno con cortei pacifici in diversi punti del paese, ma è stato la settimana passata che, di fronte all´indifferenza del governo, i lavoratori delle piantagioni di banane di Bocas del Toro hanno isolato Changuinola, il capoluogo provinciale. Toccato nel vivo –Bocas del Toro è una delle perle turistiche di Panama- il governo di Martinelli ha deciso di usare le maniere forti, ottenendo però come risultato una vera e propria sollevazione popolare, alla quale si sono unite anche le comunità indigene della zona. Di fronte all´incremento della violenza, centinaia di turisti hanno dovuto abbandonare il paese con propri mezzi attraverso la frontiera con il Costa Rica. Le immagini dei turisti che fuggivano dal paradiso tropicale lasciando vuoti gli alberghi tra i fumi dei lacrimogeni, hanno fatto il giro del mondo, dando un duro colpo al governo di Ricardo Martinelli, al quale non è rimasto che scendere a patti con l´opposizione.
Secondo l´accordo raggiunto, nei prossimi novanta giorni si deciderà il futuro della Ley 30, ma intanto le organizzazioni sindacali hanno fatto sapere che non abbasseranno la guardia e che sono pronte a riprendere la protesta in qualsiasi momento.

